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L'inno nazionale per la mia generazione è stato, direi in maniera quasi esclusiva, il prologo che accompagnava gli eventi sportivi internazionali, in parti colare il rito di apertura dei mondiali di calcio, segnalando allo spettatore, magari distratto, l'inizio della partita e concedendo giusto gli ultimi istanti per prendere posizione in salotto e godersi lo spettacolo tanto atteso.

Spesso si aveva la sensazione che i giocatori vivessero questo rito con un qualche disagio, senza partecipare al canto e senza quella gestualità, come la mano sul cuore, che invece caratterizzava i componenti delle squadre di altre nazioni.

Era opinione diffusa che l'inno fosse avulso dal tempo corrente, troppo aulico, retorico ed in parte anche incomprensibile. Alcuni ritenevano che si trattasse di una marcetta ridicola assolutamente incomparabile con il livello degli inni degli altri grandi stati europei, mentre altri arrivavano a proporne la sostituzione.

Come è ben descritto nei richiami storici di questo opuscolo, la politica non ha mai voluto o non è mai riuscita a ratificare l' Inno di Mameli come inno ufficiale della Repubblica Italiana e ciò sta a testimoniare del clima di ince rtezza e di marginalizzazione in cui il nostro inno è stato immerso per lungo tempo.

Negli ultimi decenni, è sembrata farsi strada una riscoperta della nostra iden- tità e delle nostre tradizioni, ma al tempo stesso sono emersi nuovi detratto ri, all'interno di un contesto profondamente mutato.

Personalmente ho sempre ritenuto quanto descritto un segnale evidente della incapacità spesso manifestata da noi italiani di farci popolo, cosa che lo stesso Inno di Mameli evidenzia in maniera emblematica. Per tale ragione colgo con grande favore l'iniziativa degli "Amici della Storia" di contribuire alla divulgazione dei contenuti, della trama musicale e del contesto storico in cui fu scritto l'Inno di Mameli, attraverso il presente opuscolo pen sato principalmente per le giovani generazioni.

L'iniziativa, che si pone all'interno delle celebrazioni per il 1500 dell'Unità d'Italia, evoca una stagione risorgimentale molto lontana dall'epoca attuale, ma al tempo stesso rende conto di alcuni tratti caratteristici che ancora ci accomunano e sicuramente contribuirà alla crescita di futuri cittadini mag giormente consapevoli della propria storia e delle proprie possibilità.

Giancarlo Di Toma

Assessore Cultura, Sport, Tempo Libero e URP. Comune di Bernareggio

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